Carlo Vivarelli: L’uomo del Marketing

 

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Carlo Vivarelli, nasce nel 1978 a Siena, quando, in Italia, il marketing comincia ad assumere una propria dignità, passando dalla semplice dimensione di reclame televisiva a vera e propria disciplina di studio. Di lì a poco sarà il boom di un nuovo modo di intendere la comunicazione, il preludio della celeberrima “Milano da bere” anni’ 80 , decennio in cui si assiste alla proliferazione di una galassia di piccole e grandi agenzie sparse su tutto il territorio. Un processo che renderà la comunicazione un servizio alla portata di tutti, aziende e professionisti, e immetterà nel mondo del lavoro nuove figure professionali, tra cui la mia. Se per motivi anagrafici non può dunque essere un nativo digitale, lo può essere, a pieno titolo, per il marketing.

Sei un consulente della comunicazione pubblica e di impresa, esperto di branding, spin doctor, copywriter, ghostwriter. Ci puoi spiegare meglio?

Sì, in effetti utilizzare terminologie anglosassoni senza averle prime tradotte in italiano non aiuta. E purtroppo il marketing è una disciplina di studio piena zeppa di inglesismi. Lo stesso vocabolo marketing non ha un termine corrispettivo in italiano e, per tradurne il significato, si deve ricorrere necessariamente ad una perifrasi. Per tornare alla tua domanda in sostanza mi occupo di pensare al modo con cui si riesca ad associare, in modo spontaneo e naturale, un marchio, un prodotto, un servizio o un personaggio pubblico ad un’idea precisa. Ti faccio un esempio. Se ti chiedo “dimmi cosa ti viene in mente se ti dico bibita rinfrescante che ci sta da Dio con la pizza” tu cosa mi rispondi? “Coca-cola” quasi sicuramente. Questo esempio, che riguarda la brand positioning, ti spiega bene di che cosa mi occupo. Se un brand, un personaggio pubblico, un prodotto o un servizio vogliono esprimere delle promesse nei confronti del pubblico, e suscitare verso lo stesso una precisa idea traducibile con uno o più attributi (rinfrescante, buono, affidabile, serio, puntuale, etc…) io faccio in modo che la strategia comunicativa ed il piano che ne consegue siano funzionali a questo obiettivo. Poi io personalmente mi occupo di fare consulenza comunicativa ai politici (spin doctor), invento slogan e compongo parti di testo (copywriter) ed in più scrivo dichiarazioni e post che verranno divulgati per bocca del committente (ghostwriter).

La Maremma ha potenzialità secondo te a livello di marketing? Cosa potrebbe fare per “vendersi meglio”?

Intanto vorrei sfatare un falso mito. Il brand Maremma non esiste. Per definizione il brand è un concetto astratto ed intangibile, comunicato attraverso elementi grafico-visivi per mezzo dei quali chi legge capisce subito con chi o che cosa ha a che fare. Per diventare brand è necessario capire chi siamo, quali sono i nostri elementi distintivi e renderli noti presso il pubblico con cui ci interessa interagire. Per quanto riguarda la Maremma, intesa come realtà territoriale, questo non è mai avvenuto, tant’è che la notorietà della Maremma è circoscritta e non diffusa come si pensa o si vorrebbe. Spesso per promuovere prodotti enogastronomici locali su mercati internazionali è necessario ricorrere al brand Toscana per renderli riconoscibili e collocabili geograficamente. Creare un brand è un’operazione lunga e laboriosa. Non basta esistere per esserlo. Altre realtà ci sono riuscite (vedi ad esempio il Salento). Ma se manca la volontà e le risorse non solo non si va da nessuna parte, ma si rischia di diventare pericolosamente autoreferenziali.

Come è nato il tuo approdo nel marketing internazionale?

Curando progetti per committenti esteri che volevano investire in Italia. Ho capito che, dal punto di vista creativo e consulenziale, l’Italia ha davvero una marcia in più rispetto alle agenzie pubblicitarie di altri paesi. La nostra componente umanistica in questa partita gioca un ruolo sostanziale. Per questo molte realtà imprenditoriali che operano nei principali paesi occidentali scelgono il Made In Italy anche in questo ambito. I nostri tecnici, rispetto agli omologhi europei o nord-americani, vantano una cultura scolastica ricca di riferimenti storico, artistici e culturali, vera benzina per menti creative. E se ancora oggi ci si attarda a riconoscere la figura del marketer ed il suo percorso accademico formativo, la nostra capacità di realizzare progetti comunicativi di alta qualità è decisamente elevata. Oggi, forte di quell’esperienza, ho dato vita ad una società di management consulting, la Vivarelli Consulting appunto, pensata per offrire consulenze gestionali a soggetti giuridici e personaggi pubblici, e che si occupa anche di internazionalizzazione del business.

Cosa ti appassiona di più del marketing?

L’idea di osservare, da dietro le quinte le fasi di un processo decisionale da parte del destinatario che tu stesso hai generato. E’ indifferente per me che si tratti di acquistare un prodotto, di votare un politico o di usufruire di un servizio. Quello che conta è che tra una proposta comunicata e una decisione presa c’è di mezzo il tuo lavoro.

Parlando dei Social Network. Cosa ne pensi riguardo a questo dilagare di fake news che circolano in rete?

Le fake news sono sempre esistite. Napoleone perse a Waterloo per colpa di fake news. SE non ci fosse stata il corso della storia sarebbe potuto essere diverso. Li si trattò di una “notizia falsa” involontaria. Ma quando sono scientemente orchestrare ad arte, si intende fare leva sulla parte più istintiva delle persone per orientarne il comportamento. Orson Wells con il suo esperimento radiofonico del 1938 mise in evidenza anche come di fronte a notizie inverosimili (in questo caso si parlava di invasione aliena) la mente umana sia facilmente suggestionabile ed agisca in conseguenza allo stimolo ricevuto.
L’unico argine è educare al senso critico e a coltivare il dubbio. Così che se io domani dovessi scrivere su Facebook “sono stato eletto il più bello della Toscana”, a nessuno possa venire il dubbio he quello che ho detto non sia una cavolata!

Cosa è per te la Maremma?

La bella addormentata nel bosco (anzi nella macchia). Ci piace pensare che sia stata svegliata dal bacio di un principe illuminato straniero a cui abbiamo anche dedicato un monumento alla memoria nella piazza principale. In realtà è sempre lì che dorme; e finchè non si renderà conto che il suo destino dipenderà non solo dalla sua bellezza ma anche dalle sue capacità, continuerà a dormire per parecchio tempo.

Ludovica Virgili

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Federcuochi Grosseto: un successo gustoso alla 41^ Fiera del Madonnino

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Si è conclusa domenica 28 aprile la 41^ edizione della Fiera del Madonnino organizzata oramai da anni come da tradizione da Grosseto Fiere, riscuotendo un successo strepitoso.

Ma quest’anno la fiera è stata animata anche dallo stand dei professionisti di Federcuochi Grosseto, dove ogni giorno è andato in scena un cooking show diverso dall’altro, ma con l’apertura dello stand affidata al re della cucina maremmana: il tortello dei “Pastai di Maremma” di Roberto Delli, che sono completamente andati a ruba quasi 200 tortelli al giorno.

La Federcuochi Grosseto ha stretto una importante partnership per la Fiera del Madonnino, ed ha fatto in modo che i visitatori della quattro giorni di manifestazione, abbiano visto delle ricette facili e veloci da poter riproporre anche nella loro cucina casalinga anche per gli chef meno esperti.

I nostri cuochi maremmani hanno preparato un piatto con prodotti stagionali della Maremma: giovedì 25 aprile Massimiliano Ciregia ha proposto il panino con il lampredotto di polpo; venerdì 26 aprile Riccardo Cappelli ha cucinato la quaglia ripiena di fegatino in agrodolce su crema di patate con un aiuto dallo chef Emilio Signori, protagonista indiscusso della Prova del Cuoco; sabato 27 aprile Antonio Catani ci ha deliziati con le tagliatelle alla crema di peperone rosso con pancetta croccante e crema di bufala di Maremma; e per finire domenica 28 aprile Riccardo Pucci con le sue sarde alla scapece.

Ogni piatto è stato abbinato ad un vino maremmano, scelto appositamente dai sommelier di Ais Grosseto, guidati dal delegato Antonio Stelli, che hanno spiegato sapientemente le caratteristiche del vino degustato insieme ad ogni portata.

L’obiettivo di Federcuochi Grosseto, è stato quindi quello di creare una vetrina sul mondo delle eccellenze eno-gastronomiche della Maremma.

Alla conduzione dei cooking show: Rita Martini  e Ludovica Virgili.

 

Ludovica Virgili

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Giancarlo Dell’Orco: Vi spiego il nuovo TURISMO

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Classe 1975 – Un’esperienza importante di oltre quindici anni presso “I Viaggi del Ventaglio”. Vive in Toscana (Grosseto), nato in Puglia (Bari) e cresciuto tra le Marche (Camerino) e la Lombardia (Milano). Destination Manager, esperto di marketing turistico territoriale e docente. Ha lavorato nella costruzione del prodotto turistico in Italia e all’estero per alcuni tra i più importanti TO. Ha collaborato con strutture ricettive, consorzi, enti locali, scuole per sviluppare aggregazioni locali, eventi e prodotti turistici strutturati, semi-strutturati ed esperienziali. Tra il 2008 e 2010 ha vissuto lo “tzunami “che ha travolto letteralmente il turismo, spazzando via il sistema del viaggio tradizionale. Ha ripreso gli studi Università degli studi di Firenze ed oggi è uno dei Destination Manager del progetto Vector riconosciuto dalla Regione Toscana, docente e Tutor accreditato per corsi strategici regionali specializzato in “Analisi e Strategie del comparto Turistico”, “Marketing Territoriale”, “Destination Management”. All’Università Fondazione Campus Lucca come docente “Travel Designer”, “Yachting & Tourism”. Collaborazioni attive con il Centro Studi Turistici di Firenze , consigliere e destination manager della Feisct (Federazione Europea Itinerari Storici Culturali Turistici), coordinatore nazionale rete “Vacanzattiva”, tour operator specializzati in attività outdoor, presidente Aps Networking Scuola Turismo e Territorio progetto, “Maremma Networking” rete di istituti di scuola superiore a vocazione turistica (indirizzo turistico, nautico, enogastronomico, linguistico, sportivo, alberghiero…) che ha l’obbiettivo di creare contenuti multimediali con i giovani studenti da riversare nei portali di promozione turistica del territorio della provincia di Grosseto. Collaboratore Smartourism, Spinoff all’Università degli Studi di Firenze, che coniuga innovazione ed esperienza al servizio delle destinazioni turistiche, consulente destination manager per Viatoribus di Stefano Raso – Enrico Caracciolo, casa editrice specializzata nella pubblicazione di guide turistiche, sia in versione cartacea che digitale, dedicate a micro destinazioni (comprensori, borghi e città) o argomenti tematici (enogastronomia, trekking,cicloturismo).

Insomma, un vero e proprio guru del “Nuovo Turismo”.

Iniziando a descrivere la figura del Destionation Manager, Giancarlo Dell’Orco ha un percorso di studi presso UNIFI Erasmus, concluso lo scorso anno, è al momento l’unico della provincia di Grosseto. In vista dei nuovi ambiti turistici che la Regione Toscana ha messo in campo, convoca la riforma della legge sul turismo. La Maremma è suddivisa in: Maremma Area Nord con 8 comuni capofila Follonica e Maremma Area Sud, con 14 comuni capofila Grosseto e Ambito Amiata con 6 comuni.

Cosa l’ha portata a diventare Destionation Manager?

I corsi ed i focus, hanno messo in luce la necessità di aumentare la capacità di accogliere, adeguandosi ai nuovi mercati. Per interagire con popoli di culture e tradizioni diverse non ci si può improvvisare ed è urgente adeguare le capacità di accoglienza di chi ospita. Anche per intercettare le peculiarità dei territori e farle esprimere al meglio, è necessario essere preparati. Emergono quindi le figure dei Destination Manager e dei Travel Designer, non sterili professionisti, ma accompagnatori in grado di interpretare le necessità dei luoghi e favorire la creazione di “ecosistemi” di servizi per arrivare a dialogare in modo adeguato con i mercati del “Nuovo Turismo”.

Come nasce la sua passione per il turismo?

La mia esperienza ha inizio nel lontano 1999 con il tour operator “I Viaggi del Ventaglio”, marchio italiano che ha fatto la storia del turismo nazionale. Il gruppo era un’azienda turistica integrata verticalmente, leader nel mercato italiano dei villaggi vacanza e la prima ad utilizzare la formula “all-inclusive” nella vacanza per le famiglie, seconda solo al tour operator Alpitour.

Ho maturate esperienze in diverse località italiane ed estere, l’idea di seguire un settore specifico delle attività aziendali si concretizzò nel 2006 con la scelta della destinazione e lo sviluppo della co-marketing. La voglia di essere sempre innovativi, di consolidare la leadership nei villaggi vacanza e professionalizzare ulteriormente il prodotto, hanno portato ad un accordo commerciale, una partnership, tra il gruppo Ventaglio ed il numero uno dell’informazione sportiva, La Gazzetta dello Sport. Da questo incontro nascono i primi villaggi “VentaClub – La Gazzetta dello Sport” che affiancano ai riconosciuti servizi di alta gamma e alla pluridecennale esperienza del brand “Ventaglio” nel settore del turismo organizzato l’ulteriore plus di poter vivere una vacanza dal contesto sportivo, in totale libertà di scelta ed “a misura” delle esigenze di ciascun ospite. Infatti, all’interno di queste strutture veniva proposta un’ampia varietà di attività sportive che sono diventate teatro di sfide ludiche e di tornei con lo scopo di favorire, tra le altre cose, l’aggregazione e la conoscenza tra gli ospiti della struttura e la scoperta del territorio.

Nel 2008 iniziai ad occuparmi di Marketing Territoriale per lo sviluppo di attività per il Turismo Sportivo, in qualità di Responsabile e Coordinatore per la Toscana della co-marketing: “Venta Club-La Gazzetta dello sport” con l’obiettivo di creare un format “Turistico Sportivo” strategico da replicare in altre aree del territorio nazionale.

Nel 2010 con l’uscita dal mercato del tour operator “Venta Club” e la fine della co-marketing, ho ereditato senza abbandonare il lavoro, i contatti realizzati nei due anni precedenti maturando l’esperienza necessaria per proseguire nell’attività del format di sviluppo per il Turismo Sportivo della Maremma.

Secondo l’Unwto, entro il 2030 il mercato del “turismo esperienziale” aumenterà del 57%. Oggi gli ospiti ricercano il genius loci, nuovi “paesaggi culturali” dove incontrare persone vere con quali poter condividere un’esperienza, partecipando attivamente e in prima persona alle attività locali, andando a scavare nelle tradizioni, negli usi e nei costumi.

“La domanda non è solo ‘dove voglio andare?’ ma ‘quale esperienza voglio vivere?’ – spiega Giancarlo Dell’Orco, fondatore anche dell’associazione Networking scuola turismo e territorio – I viaggiatori vogliono qualcosa di più di una bella esperienza, desiderano sapere cosa quel brand (un territorio, la comunità locale, il prodotto) rappresenta e cosa lo rende unico. Lo diciamo ormai da anni, le parole chiave sono autenticità e identità”.

Dell’Orco ha trascorso oltre quattro anni tra gli istituti di scuola superiore a vocazione turistica della provincia di Grosseto (alberghiero, sportivo, enogastronomico, turistico, linguistico, nautico). Da questa esperienza, l’associazione “Aps Networking Scuola Turismo e Territorio” del progetto Maremma Networking ha creato opportunità professionali al servizio delle imprese, generando nuove competenze. “Le ore trascorse nelle classi, la didattica territoriale, l’alternanza scuola lavoro, i docenti, i dirigenti e tutti gli studenti che ho incontrato – spiega – hanno sempre più rafforzato in me questo senso di aggregazione, convincendomi quanto il coinvolgimento di un territorio, nella sua infinità complessità, possa dar vita a processi di sviluppo e di conoscenza, generando opportunità a km zero”.

Cosa significa essere una destinazione turistica oggi?

Una località non può definirsi una destinazione turistica solo perché all’interno della sua area comprende hotel o strutture turistiche o perché in passato aveva la fama di essere una località di villeggiatura. Oggi essere una destinazione turistica che funziona – cioè che attrae turisti – significa molto di più. Significa offrire un valore aggiunto che affascini e conquisti e che soprattutto soddisfi le esigenze dei turisti attuali (esigenze che sono molto cambiate rispetto al passato). Perché un territorio si evolva e diventi una destinazione turistica è innanzitutto necessario partire da una analisi territoriale chiedendosi: quali sono le attrattive che possiamo offrire ai turisti? Quali sono le nostre particolarità? Cosa ci rende un territorio unico e interessante? Da qui, dal riconoscimento delle proprie peculiarità e potenzialità, così come dei punti deboli su cui andare a investire per migliorarsi, è possibile partire per l’attività di promozione del territorio.

I Comuni di Roccastrada (capofila), Castiglione della Pescaia, Follonica, Gavorrano, Grosseto, Massa Marittima, Monterotondo Marittimo, Montieri, Scarlino, Chiusdino, Campiglia Marittima, il Parco Nazionale Tecnologico Archeologico delle Colline Metallifere Grossetane e la Federazione Europea Itinerari Storici Culturali e Turistici, hanno da poco siglato e presentato, presso la sede del parco a Gavorrano, il protocollo di intesa per la realizzazione e la valorizzazione di una serie di percorsi che collegano le emergenze del territorio. Il turismo è una delle principali risorse del territorio che la Toscana sta cercando di mettere a sistema; nella fattispecie il “turismo lento”, strettamente legato all’escursionismo, che questo accordo intende valorizzare, offre molteplici vantaggi alle comunità, poiché delocalizza i flussi, destagionalizza le frequentazioni, permette di generare un flusso di persone che si spostano con mobilità non impattanti con le risorse naturali e con le matrici ambientali.

Insomma, un lavoro in continua evoluzione che Giancarlo Dell’Orco saprà raccontarci prossimamente con grandi novità per il turismo locale.

Ludovica Virgili

 

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Nasce “Per Grosseto”: la nuova Associazione Politico-Culturale a battesimo con Enrico Rossi

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La nuova avventura di Paoli Borghi inizia da una associazione: “Per Grosseto”.
Dopo l’avventura da Vicesindaco della città del capoluogo maremmano, l’associazione sarà il punto di ritrovo politico culturale con numerose iniziative. “Per Grosseto”, composta da 35 fondatori tra cui diversi personaggi che sono usciti dal Pd. La presentazione ufficiale è avvenuta proprio in occasione della conferenza stampa di presentazione di giovedì 26 ottobre nella Sala Pegaso del palazzo della Provincia, con ospite il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha incontrato i cittadini confrontandosi sul tema delle infrastrutture, così importante per il nostro territorio anche alla luce dei recenti avvenimenti. Una sala gremita che non è riuscita a contenere tutti quanti, ha fatto da sfondo al caldo dibattito del ritardo enorme di infrastrutture nella zona maremmana. “La nostra Associazione vuole colmare un vuoto dall’assenza della politica – ha esordito Paolo Borghi, Presidente Associazione “Per Grosseto” – mi auguro che sia anche un punto di unione per i pensieri dei cittadini. E’ stata una scelta sostanzialmente, ovvero quella di provare a condividere con tutti al di fuori dei partiti. Credo che questo sia anche un modo per dare un impegno civico importante, per dare concretezza alle idee e per dare voce ai grossetani”.
“Per Grosseto nasce per impegnarsi, per essere presente e per intervenire sui temi principali di questa città e del territorio – continua Luca Ceccarelli, Vice Presidente Associazione “Per Grosseto”- vuole essere uno strumento attraverso il quale i cittadini si esprimono e fanno sentire la propria voce e quindi per questo abbiamo scelto di avere come ospite Enrico Rossi, che ha scelto appunto di incontrare i cittadini, per dare espressione della comunità”.
Una associazione che vuole far si che la voce del territorio della Maremma arrivi direttamente da coloro che lo vivono, e non da coloro che troppo spesso pontificano e poi non portano niente di concreto.
“Vogliamo dare un segnale di concretezza, perché abbiamo bisogno di questo” – interviene Paolo Borghi.
“Per Grosseto”, sarà una associazione politico – culturale, vorrà fare politica ma non vorrà essere espressione di alcun movimento. Un nome semplice, ma che proprio nella sua semplicità fa la sua forza, un gruppo di persone che lavora per la città e per il suo territorio.
“La Maremma è ricca di turismo, e siamo consapevoli delle nostre ricchezze che arrivano anche direttamente dal settore primario – spiega Ceccarelli nel suo intervento – Abbiamo la possibilità di essere primi o fra i primi, ma soffriamo tanto anche per organizzare iniziative di portata nazionale, nonostante siamo in una posizione baricentrica, non abbiamo infrastrutture importanti per arrivare fino a qui. Siamo stanchi di essere la terra di nessuno, va bene essere una terra di lentezza, con ritmi lenti, da assaporare in bici, ma non può giustificare la lentezza ad arrivare nel nostro territorio. Dobbiamo dare una netta inversione di tendenza, ed è per questo che siamo qui”.

Ludovica Virgili

 

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Mogol: un mare di parole per un personaggio unico

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“Tu chiamale se vuoi… Emozioni…”. Intervistare il Maestro della musica italiana Mogol, è stata davvero una grande emozione. Ho pensato per giorni interi a cosa domandare ad un grande artista come Mogol, autore di più di 1500 canzoni, molte delle quali famose in tutto il mondo. La prima domanda che sorge spontanea è “come si possono scrivere così tante canzoni di successo?” Semplice. E’ un dono – ha risposto – Sono ispirato dal senso della musica, poiché in essa è già racchiusa la storia che racconterà e perciò bisogna ascoltare attentamente ciò che ci sta dicendo e le sensazioni che arrivano. In occasione dello spettacolo svoltosi con successo il 10 giugno scorso alla Cava di Roselle a Grosseto, il grande artista MOGOL è stato il protagonista assoluto insieme agli alunni grossetani che hanno concluso un progetto didattico d’eccellenza. L’Istituto Comprensivo Grosseto 3, con l’Associazione culturale Movida ha promosso il progetto “A SCUOLA CON MOGOL”, un’attività formativo-didattica a cui il Dirigente Scolastico Maria Luisa Armillei ed Anna Del Vacchio, docente organizzatore e coordinatore dell’attività, hanno invitato a partecipare varie realtà presenti sul territorio grossetano, ma anche oltre. Il prodotto finale di questo progetto è stata una intervista-spettacolo con Mogol e gli studenti grossetani sul palco della Cava di Roselle. La serata resa possibile anche grazie al prezioso supporto del Centro Didattico Musicale Rockland di Grosseto diretto da Davide Braglia, è stata presentata da Anna Del Vacchio ed ha visto la partecipazione di Monica Donida, patron del Premio Donida e nipote del grande compositore Carlo Donida Labati che tante canzoni di successo ha firmato anche con Mogol, oltre che la straordinaria partecipazione della cantautrice e scrittrice Valeria Rossi, conosciuta dal grande pubblico come autrice ed interprete del famoso brano “Tre parole” che, come anche la Del Vacchio, nel suo vasto percorso di studio, si è diplomata alla scuola di Mogol. Mogol, che è sicuramente il più importante autore del panorama musicale italiano degli ultimi decenni, ha scritto e continua a scrivere importanti pagine di storia della musica italiana in collaborazione con “giganti” come Lucio Battisti, Mango, Riccardo Cocciante, Luigi Tenco, Carlo Donida Labati, Umberto Tozzi, Gianni Bella, Mario Lavezzi, Tony Renis, Adriano Celentano, Fausto Leali, Franco Cassano, Alberto Radius, Gianni Morandi e tantissimi altri. Da sempre la musica fa parte della quotidianità dei ragazzi e molte canzoni di Mogol sono già conosciute ed apprezzate dai giovani delle attuali generazioni, denotando la loro freschezza e “classicità” anche dopo decenni dalla loro composizione. Questo progetto ha permesso agli studenti di conoscere le canzoni del patrimonio musicale popolare italiano scritte da Mogol, attraverso l’analisi dei testi, la produzione canora, il ri-arrangiamento musicale e la rappresentazione grafico-pittorica dei paesaggi e delle immagini descritte dai testi. Oltre 650 alunni dell’Istituto Comprensivo Grosseto 3 hanno lavorato tutto l’anno scolastico a questo progetto, analizzando, riscrivendo, ascoltando e disegnando i testi delle canzoni scritte da Mogol. Inoltre, nel laboratorio di ceramica dell’Istituto, sono state realizzate le piastrelle-ricordo dell’evento donate a Mogol e a tutti gli ospiti che si sono alternati sul palco della Cava. Il progetto “A scuola con Mogol”, si è avvalso del patrocinio della Città di Grosseto e l’Ente Nazionale Sordi – sez. prov.le di Grosseto, ancora in collaborazione con le classi dell’Istituto Comprensivo Grosseto 3, oltre al lavoro didattico che ha visto alcuni degli alunni “cantare” anche in Lingua dei Segni, ha “prestato” un’interprete (Laura Petrucci) sempre in scena sul palco della Cava per tradurre l’intera serata alle persone sorde. Un’impresa riuscitissima malgrado l’assenza di fondi e di esperti musicali e perciò osservata dal MIUR, il Ministero dell’Istruzione, che ha visto presente a Grosseto la dott.ssa Annalisa Spadolini, componente del Nucleo tecnico operativo del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica presieduto dal prof. Luigi Berlinguer, che è rimasta colpita dalla forza del progetto e dalla rete di collaborazione che è riuscito a creare generando così un miracolo di emozioni e commozione. Un successo enorme e uno spettacolo unico che resterà nel cuore di tutti i fortunati presenti, insieme alle canzoni di Mogol che, grazie a questi bambini, sopravvivranno nella memoria popolare ancora per decenni.

Cosa è il CET?

Il CET, Centro Europeo di Toscolano, è nato 25 anni fa ed è un centro di eccellenza universitario della musica popolare. La prima e unica scuola in Europa che coinvolge l’interezza della persona: mente, anima e corpo. Il CET è ospitato in un’area di oltre 120 ettari nel cuore dell’Umbria. Un complesso architettonico che si inserisce perfettamente e rispettosamente nella natura. Tutto è stato progettato tenendo conto delle esigenze didattiche, professionali e di accoglienza, per far sì che le attività possano armonizzarsi nella formazione di relazioni interpersonali creative e di alto valore umano. Ci sono l’hotel, una chiesa, una sala convegni, le aule, il teatro, le sale di registrazione, i cavalli, un centro benessere, la palestra. Devo dire che ho l’aiuto dello Stato, infatti la mia scuola è stata riconosciuta come Centro di Interesse Pubblico dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E’ davvero un risultato straordinario questa scuola: abbiamo creato un nostro metodo di insegnamento molto efficace in cui, tra l’altro, si usa sottolineare sempre quelli che sono gli aspetti positivi ed interessanti dei testi o delle musiche scritti dall’allievo che, in questo modo, è sempre disponibile a mettere in discussione ciò che non funziona per migliorarlo.

Sarebbe possibile oggi come oggi un rapporto come è stato il suo con Battisti, ovvero tra cantautore e autore dei testi?

Un interprete oggi deve dare un’emozione. In questo riesce molto bene Arisa, allieva del CET tra l’altro, perché dimostra che si può incantare cantando e comunicando l’emozione che si prova. E’ necessario partire dalla musica per scrivere un testo. Il compositore deve essere libero ed è l’autore che deve essere bravo a trovare le parole, perché per fare spazio alle parole spesso la musica invece perde la sua dinamica. Io ricordo di avere scritto “E penso a te” , in macchina su una Seicento nel tratto autostradale tra Milano-Como, nei 18 minuti del percorso, mentre Lucio Battisti stava a lato del guidatore. Eppure ancora oggi è una canzone che continua ad avere successo: intanto perché il testo esprime esattamente l’emozione della musica e poi perché, fondamentalmente, io scrivo in linguaggio quotidiano, di sentimenti comuni a tutti e riconoscibili da tutti, scrivo di quello che succede nelle case, nelle famiglie, tra le persone e lo scrivo in modo che sia comprensibile per tutti.

Cosa ne pensa delle canzoni che vengono scritte ora? Cosa manca alla musica italiana? Cosa servirebbe oggi per fare una canzone di successo che venga ancora cantata dopo decenni come avviene per le sue?

Non è che manchi il talento ma chi produce i dischi spesso sono le radio che poi le trasmettono ed è ovvio che facciano passare più volte le proprie e meno quelle degli altri. Non c’è più nessuno che cerca di fare la canzone più bella dell’universo. Oramai viviamo in un mondo di profitto che vince sulla qualità la quale, in questa maniera, sparisce del tutto. I talent sono un’operazione commerciale e anche il Festival di Sanremo presenta i personaggi e non le canzoni. La serata delle cover ad esempio, serve proprio per tirare in ballo il passato e una qualità musicale che oggi manca, tranne poche eccezioni, come le canzoni scritte da Giuseppe Anastasi che è anche un docente del CET dopo esserne stato allievo. Le mie canzoni, pur avendo più di cinquant’anni continuano a vendere e i miei diritti d’autore invece di diminuire, aumentano. Io credo che la musica si distingua in bella o brutta, non in classica o popolare. Con il pop certamente ho conquistato il successo e l’affetto delle persone che non smetterò mai di ringraziare, perché è proprio la cultura popolare quella che indica il livello culturale della gente. Non c’è una cultura d’élite che non passi dal livello popolare. E’ da quella popolare che viene poi selezionata la musica d’élite. Mi piacerebbe che si introducesse in tutte le scuole italiane una nuova materia, quella del “Senso della Vita”, per poter insegnare ai nostri ragazzi l’etica, la morale e il senso di ogni cosa. Solo attraverso i bambini e la loro giusta educazione, potremmo tornare alla bellezza e alla positività perse negli ultimi tempi.

Ci racconta dell’opera lirica che ha scritto con Gianni Bella?

Quest’opera lirica, che debutterà nel 2018 al teatro Bellini di Catania e che poi girerà i teatri lirici di tutto il mondo, la rifiutai qualche anno fa, perché ritenevo che Gianni Bella non avesse una cultura operistica, ma non avevo calcolato che Gianni è, invece, un genio musicale. Dopo aver sentito la musica che ha composto, gli ho chiesto scusa ed ho scritto le liriche, ma sempre nel mio stile, con un linguaggio comprensibile a tutti. L’opera si chiama “La capinera”, è ispirata al romanzo di Giuseppe Verga, Storia di una capinera ed è considerata, da critici, esperti e melomani, la prima grande opera italiana dopo la “Turandot”. Ci sono voluti due anni si lavoro per metterla a punto, con i miei testi e la musica di Gianni Bella. Non ero mai entrato fino in fondo nella musica classica, ma la bellezza si trova ovunque nella musica: in quella lirica, in quella sinfonica e in quella pop.

Ludovica Virgili

 

Foto di: Federico Giussani

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Grosseto ha ospitato il documentario “Tonino”: il grande protagonista del ‘900 raccontato da Ceccarini e Molinari

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La prima regionale del film documentario “Tonino” è stata presentata mercoledì 12 aprile nella sala conferenze di Clarisse Arte. Il lungo lavoro di ricerca svolto da Daniele Ceccarini e Mario Molinari, è incentrato sulla figura di Tonino Guerra, intellettuale italiano che non deve essere ricordato solo come appendice di Fellini o come poeta dialettale. Viene infatti messa in luce la sua anima profetica che lo spingeva verso la terra, l’amore per l’ambiente e la tutela di quella bellezza ritenuta il vero petrolio del nostro Paese. Basti pensare che mentre l’Italia scopriva il fast food, lui già parlava di slow food e chilometro zero. A presentare la prima proiezione regionale, organizzata da Fondazione Grosseto Cultura, è stato Luca Ceccarelli, che ha introdotto il documentario dialogando con i registi che saranno presenti alla proiezione. “Tonino raccontato dalla voce di chi lo ha conosciuto – spiegano i registi – l’idea del documentario è nata andando nei suoi posti rimanendo affascinati, ed è stato comunque difficile cercare tutto il materiale per realizzare alla perfezione il documentario. Una figura tra le più importanti del ‘900, un poeta, uno sculture, abbiamo quindi cercato, anche un po’ in punta di piedi di ripercorrere quella che era la sua figura non solo di sceneggiatore, ma di artista completo. Possiamo anche dire che raccontarlo è stato una crescita anche per noi”. Nel film sono contenuti i contributi dello scrittore Luis Sepulveda, dei registi Vittorio Taviani e Giuliano Montaldo, del critico d’arte Vittorio Sgarbi, dell’imprenditore Oscar Farinetti e tante altre persone che hanno avuto modo di conoscere Tonino Guerra. L’opera di Ceccarini e Molinari punta a restituire l’essenza dell’attività poliedrica di una persona come Guerra, un lungo viaggio di testimonianze su luoghi e opere, in modo da far emergere l’ampiezza, la profondità e la varietà del suo lavoro. A cinque anni dalla scomparsa di Tonino Guerra ecco un documentario su una delle figure più poetiche che, nelle numerose collaborazioni con il mondo del cinema, ha affiancato il suo nome a quello di grandi registi. Il film è prodotto da Paola Settimini con la collaborazione di Giovanna Servettas.

Ludovica Virgili

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Angelo Fedi: La bicicletta come mezzo per scoprire il territorio più antico della Maremma

 

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“La bicicletta non può salvare il mondo, ma gli automobilisti se vanno piano, magari qualche vita si”. Angelo Fedi, presidente della Fiab Grossetociclabile, racconta come l’associazione cerchi di promuovere costantemente cultura e la buona pratica di un uso abituale della bicicletta in città, come mezzo di trasporto economico ed ecologico. La sicurezza è sempre in primo piano ad ogni incontro, perché purtroppo ancora oggi troppe persone perdono la vita in sella alla bici in città. Saranno tantissime inoltre le iniziative del 2017 per la Fiab di Grosseto, che si confronterà anche con il cicloturismo in Maremma, fonte di ricchezza del nostro territorio.

Cosa è la FIAB?

FIAB onlus è la Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Alla federazione, aderiscono oltre 150 associazioni in tutta Italia. A sua volta, FIAB, aderisce all’ECF (European Cyclist’s Federation) ed è riconosciuta dal Ministero dei Lavori Pubblici tra le “associazioni di comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale”ed individuata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio tra le associazioni di protezione ambientale. FIAB Grossetociclabile nasce come associazione culturale senza fini di lucro a gennaio 2009, raccogliendo esperienze precedenti e passione per la bicicletta di alcuni amici che decidono sia arrivato il momento di parlare con più convinzione, anche a Grosseto, di mobilità ciclistica e di sostenibilità ambientale. FIAB Grossetociclabile, promuove costantemente la cultura e la pratica di un uso abituale della bicicletta quale mezzo di trasporto semplice, economico ed ecologico, in ambito urbano ed extraurbano. Approfittiamo di ogni occasione per sottolineare l’importanza dell’aspetto sicurezza avviando campagne di sensibilizzazione ad una mobilità più attenta e consapevole da parte di tutti gli utenti della strada. La nostra associazione, essendo appunto culturale, non prevede l’agonismo, si occupa di escursioni di cicloturismo, ovvero il riscoprire la storia del territorio ad un passo lento. Abbiamo una sede storica che è presso Tommasini cicli, ma da febbraio abbiamo un punto di incontro in Via Gozzi 24, nella sala comunale di Barbanella, dove tutti i i mercoledì siamo presenti dalle 17.30 alle 20.

Quali saranno le prossime attività della Fiab nel territorio maremmano?

Le attività 2017 saranno divise in due filoni, promozione della bicicletta in ambito urbano e cicloturismo. Per i giovanissimi organizzeremo “Bimbimbici”, quest’anno si svolgerà il 13 maggio, sarà dedicato a Jack Kirby il grande autore di fumetti, e trasmetterà un messaggio accattivante e provocatorio, perché parlerà dei supereroi, e vivendo la città tutti i giorni in bicicletta, posso davvero dire che diventa un gesto da supereroi, quasi eroico, la quotidianità ciclistica in città. La manifestazione si terrà all’interno di una iniziativa del Comune di Grosseto, il “Piazzalibri”, organizzata dalla Biblioteca Chelliana. Riproporremo il “villaggio BIMBIMBICI” in Piazza della Palma con una pedalata il sabato pomeriggio alla scoperta delle peculiarità della città, facendo capire ai bambini ma anche ai genitori, che si può tranquillamente passeggiare con la propria bici in città. Termineremo la giornata con una merenda speciale, la merenda di “Nonna BICI”, a base di prodotti tipici maremmani come la bruschetta con l’olio di Roccastrada ed il pane di Baccinello: tutto ciò anche per valorizzare il territorio. Il 21 maggio ci sarà una pedalata urbana per raccogliere fondi per Emergency; dal 19 al 25 giugno il Cicloraduno nazionale del 7 laghi a Varese, dopo che l’anno scorso era stato organizzato dalla nostra associazione qui a Grosseto insieme a Festambiente, e devo dire che è stata una esperienza veramente esaltante, e anche faticosa per tutti i volontari, con più di 500 persone che hanno partecipato ed hanno potuto conoscere la Maremma. Colgo l’occasione per ringraziare della collaborazione preziosa di Festambiente, Coldiretti, Acquedotto del Fiora e di tutti i Comuni che ci hanno aiutato. Inoltre, il 30 giugno ci sarà la pedalata notturna da Grosseto a Marina di Grosseto con l’arrivo allo stabilimento balneare Capri per la proiezione di un documentario su Paolo Borsellino.

A proposito di questa iniziativa, Grosseto sarà l’unica tappa toscana di una ciclostaffetta molto particolare.

Come sapete, quest’anno ricorre il 25° anniversario della strage di Via D’Amelio in cui persero la vita il Magistrato Paolo Borsellino e cinque degli agenti della scorta. L’associazione culturale L’Orablù di Bollate (MI), con il supporto del Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino, con la collaborazione di FIAB e Radio Popolare e con il sostegno di Coop Lombardia, ha deciso di organizzare una ciclostaffetta che attraverserà tutta la penisola, da Milano a Palermo portando un’Agenda Rossa. Grosseto sarà l’unica tappa di sosta della ciclostaffetta in Toscana, per iniziativa del Gruppo Agostino Catalano – Maremma e grazie al supporto dell’associazione FIAB Grossetociclabile. I ciclisti provenienti da Perugia faranno una tappa di transito a Paganico sabato 1 luglio alle ore 15.30. Sosteranno in piazza della Vittoria accolti in forma istituzionale dal Sindaco. Proseguiranno poi verso Grosseto, dove arriveranno lo stesso sabato verso le ore 17. Subito dopo il loro arrivo in Piazza Duomo, i ciclisti verranno accolti nella Sala Consiliare con una cerimonia alla presenza delle principali autorità civili, religiose e militari della città; a questa cerimonia inviteremo anche i Sindaci dei comuni della provincia di Grosseto, nonché di altri comuni limitrofi. I ciclisti saranno quindi ospitati nella Parrocchia di San Giuseppe, messa a disposizione dal parroco Don Fabio Bertelli. Domenica 2 luglio abbiamo previsto la partenza alla volta di Civitavecchia dal monumento dedicato a tutte le vittime del terrorismo, della mafia, del dovere e di ogni forma di criminalità che si trova alle spalle della Questura, in via Marocco angolo via Repubblica Dominicana.

Crede che il cicloturismo possa avere un risvolto importante per la Maremma?

Io credo proprio di si. In Maremma abbiamo un tesoro, le presenze turistiche sono in constante aumento per le visite delle aree faunistiche e naturalistiche, ma soltanto nei grandi eventi ci rendiamo conto della bellezza della nostra terra. Dobbiamo sicuramente implementare l’offerta turistica, a partire dal ponte sull’Ombrone alla Ciclopista tirrenica. Proprio oggi (venerdì 7 aprile) è stato firmato a Firenze l’accordo tra le Regioni Liguria, Toscana e Lazio, per dare il via ai lavori della Ciclopista Tirrenica, ed a fine aprile verranno circa 50 dirigenti della Fiab ospiti nelle strutture dei campeggi di Orbetello, per conoscere la zona dell’Argentario, che l’anno scorso in occasione del ciclo raduno nazionale non avevano potuto conoscere approfonditamente. Naturalmente vengono per promuovere nella loro associazione il cicloturismo in Maremma, perché è, e deve essere, uno dei nostri punti forti. Il cicloturismo, ha comunque bisogno di infrastrutture, c’è da fare della manutenzione delle strade, delle piste ciclabili. C’è sicuramente ancora tanto da lavorare, ma non è impossibile.

Cosa ne pensa del divieto delle biciclette nel corso di Grosseto?

Ho partecipato ad un incontro con la Polizia Municipale e la precedente Amministrazione, nel 2013. Il codice della strada prevede già che se c’è interferenza tra ciclisti e pedoni, il ciclista deve scendere e portare la bici a mano, altrimenti è passibile di multa. Secondo noi il divieto quindi non serve, serve invece la cultura della tolleranza da parte dei ciclisti che non devono creare problemi ai pedoni. Il divieto è ovviamente legittimo, e quindi va rispettato, anche se penalizzante per tutti i ciclisti, a tutte le ore. Il problema della ciclabilità cittadina comunque non sono i 200 m di divieto sul corso, ma è fuori dalle mura cittadine. Auto veloci, sosta selvaggia, sportelli che si aprono all’improvviso, una viabilità piena zeppa di sensi unici, un vero tranello per i ciclisti. A questo sia aggiunge una manutenzione veramente carente delle poche ciclabili esistenti. Gli stessi abitanti di Grosseto nei quartieri chiedono più sicurezza sulle ciclabili come ad esempio quella di Via Giusti. Purtroppo tutto ha un costo e un peso politico, fino a che non ci sarà una domanda forte verso l’Amministrazione, le buche nella strada verranno sistemate, mentre quelle nelle ciclabili no.

Cosa è per lei la Maremma?

Il mio bis nonno faceva il buttero alla fattoria di Pomonte, quindi sono letteralmente legato dalla mia storia personale alla Maremma. Ripercorrere le strade in cui loro andavano a cavallo è una cosa indescrivibile. Appena posso infatti ci porto volentieri le persone per farli conoscere le nostre tradizioni più antiche, anche se lo dico a malincuore ne abbiamo perse troppe. Ma chi può fare in modo da mantenere le usanze della Maremma merita un applauso.

Cosa è per lei la bicicletta?

La bicicletta è una geniale invenzione, non a caso ne viene data la paternità a Leonardo da Vinci, è un mezzo a misura d’uomo, si muove grazie alla tua forza di volontà e alla tua determinazione. Con una bicicletta si può andare davvero “dove ti porta il cuore”. Senz’altro non salva il mondo, ma aiuta a vedere la vita in un modo diverso, ed anche ad essere un po’ più tolleranti verso il prossimo, insomma, oltre che una compagna d’avventura anche una maestra di vita. E poi fa stare bene, tanto bene.

Ludovica Virgili

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