Mogol: un mare di parole per un personaggio unico

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“Tu chiamale se vuoi… Emozioni…”. Intervistare il Maestro della musica italiana Mogol, è stata davvero una grande emozione. Ho pensato per giorni interi a cosa domandare ad un grande artista come Mogol, autore di più di 1500 canzoni, molte delle quali famose in tutto il mondo. La prima domanda che sorge spontanea è “come si possono scrivere così tante canzoni di successo?” Semplice. E’ un dono – ha risposto – Sono ispirato dal senso della musica, poiché in essa è già racchiusa la storia che racconterà e perciò bisogna ascoltare attentamente ciò che ci sta dicendo e le sensazioni che arrivano. In occasione dello spettacolo svoltosi con successo il 10 giugno scorso alla Cava di Roselle a Grosseto, il grande artista MOGOL è stato il protagonista assoluto insieme agli alunni grossetani che hanno concluso un progetto didattico d’eccellenza. L’Istituto Comprensivo Grosseto 3, con l’Associazione culturale Movida ha promosso il progetto “A SCUOLA CON MOGOL”, un’attività formativo-didattica a cui il Dirigente Scolastico Maria Luisa Armillei ed Anna Del Vacchio, docente organizzatore e coordinatore dell’attività, hanno invitato a partecipare varie realtà presenti sul territorio grossetano, ma anche oltre. Il prodotto finale di questo progetto è stata una intervista-spettacolo con Mogol e gli studenti grossetani sul palco della Cava di Roselle. La serata resa possibile anche grazie al prezioso supporto del Centro Didattico Musicale Rockland di Grosseto diretto da Davide Braglia, è stata presentata da Anna Del Vacchio ed ha visto la partecipazione di Monica Donida, patron del Premio Donida e nipote del grande compositore Carlo Donida Labati che tante canzoni di successo ha firmato anche con Mogol, oltre che la straordinaria partecipazione della cantautrice e scrittrice Valeria Rossi, conosciuta dal grande pubblico come autrice ed interprete del famoso brano “Tre parole” che, come anche la Del Vacchio, nel suo vasto percorso di studio, si è diplomata alla scuola di Mogol. Mogol, che è sicuramente il più importante autore del panorama musicale italiano degli ultimi decenni, ha scritto e continua a scrivere importanti pagine di storia della musica italiana in collaborazione con “giganti” come Lucio Battisti, Mango, Riccardo Cocciante, Luigi Tenco, Carlo Donida Labati, Umberto Tozzi, Gianni Bella, Mario Lavezzi, Tony Renis, Adriano Celentano, Fausto Leali, Franco Cassano, Alberto Radius, Gianni Morandi e tantissimi altri. Da sempre la musica fa parte della quotidianità dei ragazzi e molte canzoni di Mogol sono già conosciute ed apprezzate dai giovani delle attuali generazioni, denotando la loro freschezza e “classicità” anche dopo decenni dalla loro composizione. Questo progetto ha permesso agli studenti di conoscere le canzoni del patrimonio musicale popolare italiano scritte da Mogol, attraverso l’analisi dei testi, la produzione canora, il ri-arrangiamento musicale e la rappresentazione grafico-pittorica dei paesaggi e delle immagini descritte dai testi. Oltre 650 alunni dell’Istituto Comprensivo Grosseto 3 hanno lavorato tutto l’anno scolastico a questo progetto, analizzando, riscrivendo, ascoltando e disegnando i testi delle canzoni scritte da Mogol. Inoltre, nel laboratorio di ceramica dell’Istituto, sono state realizzate le piastrelle-ricordo dell’evento donate a Mogol e a tutti gli ospiti che si sono alternati sul palco della Cava. Il progetto “A scuola con Mogol”, si è avvalso del patrocinio della Città di Grosseto e l’Ente Nazionale Sordi – sez. prov.le di Grosseto, ancora in collaborazione con le classi dell’Istituto Comprensivo Grosseto 3, oltre al lavoro didattico che ha visto alcuni degli alunni “cantare” anche in Lingua dei Segni, ha “prestato” un’interprete (Laura Petrucci) sempre in scena sul palco della Cava per tradurre l’intera serata alle persone sorde. Un’impresa riuscitissima malgrado l’assenza di fondi e di esperti musicali e perciò osservata dal MIUR, il Ministero dell’Istruzione, che ha visto presente a Grosseto la dott.ssa Annalisa Spadolini, componente del Nucleo tecnico operativo del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica presieduto dal prof. Luigi Berlinguer, che è rimasta colpita dalla forza del progetto e dalla rete di collaborazione che è riuscito a creare generando così un miracolo di emozioni e commozione. Un successo enorme e uno spettacolo unico che resterà nel cuore di tutti i fortunati presenti, insieme alle canzoni di Mogol che, grazie a questi bambini, sopravvivranno nella memoria popolare ancora per decenni.

Cosa è il CET?

Il CET, Centro Europeo di Toscolano, è nato 25 anni fa ed è un centro di eccellenza universitario della musica popolare. La prima e unica scuola in Europa che coinvolge l’interezza della persona: mente, anima e corpo. Il CET è ospitato in un’area di oltre 120 ettari nel cuore dell’Umbria. Un complesso architettonico che si inserisce perfettamente e rispettosamente nella natura. Tutto è stato progettato tenendo conto delle esigenze didattiche, professionali e di accoglienza, per far sì che le attività possano armonizzarsi nella formazione di relazioni interpersonali creative e di alto valore umano. Ci sono l’hotel, una chiesa, una sala convegni, le aule, il teatro, le sale di registrazione, i cavalli, un centro benessere, la palestra. Devo dire che ho l’aiuto dello Stato, infatti la mia scuola è stata riconosciuta come Centro di Interesse Pubblico dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E’ davvero un risultato straordinario questa scuola: abbiamo creato un nostro metodo di insegnamento molto efficace in cui, tra l’altro, si usa sottolineare sempre quelli che sono gli aspetti positivi ed interessanti dei testi o delle musiche scritti dall’allievo che, in questo modo, è sempre disponibile a mettere in discussione ciò che non funziona per migliorarlo.

Sarebbe possibile oggi come oggi un rapporto come è stato il suo con Battisti, ovvero tra cantautore e autore dei testi?

Un interprete oggi deve dare un’emozione. In questo riesce molto bene Arisa, allieva del CET tra l’altro, perché dimostra che si può incantare cantando e comunicando l’emozione che si prova. E’ necessario partire dalla musica per scrivere un testo. Il compositore deve essere libero ed è l’autore che deve essere bravo a trovare le parole, perché per fare spazio alle parole spesso la musica invece perde la sua dinamica. Io ricordo di avere scritto “E penso a te” , in macchina su una Seicento nel tratto autostradale tra Milano-Como, nei 18 minuti del percorso, mentre Lucio Battisti stava a lato del guidatore. Eppure ancora oggi è una canzone che continua ad avere successo: intanto perché il testo esprime esattamente l’emozione della musica e poi perché, fondamentalmente, io scrivo in linguaggio quotidiano, di sentimenti comuni a tutti e riconoscibili da tutti, scrivo di quello che succede nelle case, nelle famiglie, tra le persone e lo scrivo in modo che sia comprensibile per tutti.

Cosa ne pensa delle canzoni che vengono scritte ora? Cosa manca alla musica italiana? Cosa servirebbe oggi per fare una canzone di successo che venga ancora cantata dopo decenni come avviene per le sue?

Non è che manchi il talento ma chi produce i dischi spesso sono le radio che poi le trasmettono ed è ovvio che facciano passare più volte le proprie e meno quelle degli altri. Non c’è più nessuno che cerca di fare la canzone più bella dell’universo. Oramai viviamo in un mondo di profitto che vince sulla qualità la quale, in questa maniera, sparisce del tutto. I talent sono un’operazione commerciale e anche il Festival di Sanremo presenta i personaggi e non le canzoni. La serata delle cover ad esempio, serve proprio per tirare in ballo il passato e una qualità musicale che oggi manca, tranne poche eccezioni, come le canzoni scritte da Giuseppe Anastasi che è anche un docente del CET dopo esserne stato allievo. Le mie canzoni, pur avendo più di cinquant’anni continuano a vendere e i miei diritti d’autore invece di diminuire, aumentano. Io credo che la musica si distingua in bella o brutta, non in classica o popolare. Con il pop certamente ho conquistato il successo e l’affetto delle persone che non smetterò mai di ringraziare, perché è proprio la cultura popolare quella che indica il livello culturale della gente. Non c’è una cultura d’élite che non passi dal livello popolare. E’ da quella popolare che viene poi selezionata la musica d’élite. Mi piacerebbe che si introducesse in tutte le scuole italiane una nuova materia, quella del “Senso della Vita”, per poter insegnare ai nostri ragazzi l’etica, la morale e il senso di ogni cosa. Solo attraverso i bambini e la loro giusta educazione, potremmo tornare alla bellezza e alla positività perse negli ultimi tempi.

Ci racconta dell’opera lirica che ha scritto con Gianni Bella?

Quest’opera lirica, che debutterà nel 2018 al teatro Bellini di Catania e che poi girerà i teatri lirici di tutto il mondo, la rifiutai qualche anno fa, perché ritenevo che Gianni Bella non avesse una cultura operistica, ma non avevo calcolato che Gianni è, invece, un genio musicale. Dopo aver sentito la musica che ha composto, gli ho chiesto scusa ed ho scritto le liriche, ma sempre nel mio stile, con un linguaggio comprensibile a tutti. L’opera si chiama “La capinera”, è ispirata al romanzo di Giuseppe Verga, Storia di una capinera ed è considerata, da critici, esperti e melomani, la prima grande opera italiana dopo la “Turandot”. Ci sono voluti due anni si lavoro per metterla a punto, con i miei testi e la musica di Gianni Bella. Non ero mai entrato fino in fondo nella musica classica, ma la bellezza si trova ovunque nella musica: in quella lirica, in quella sinfonica e in quella pop.

Ludovica Virgili

 

Foto di: Federico Giussani

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Follonica Summer Festival: dal 13 al 23 agosto al Parco Centrale di Follonica una estate ricca di eventi

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Sono stati scelti i protagonisti degli ultimi tre spettacoli che completano il cartellone della prima edizione del Follonica Summer Festival, la rassegna che si svolgerà dal 13 al 23 agosto al Parco Centrale della cittadina turistica maremmana. La sera di domenica 20 agosto (ore 21,30) spazio alla grande musica lirica con la Traviata, il capolavoro di Giuseppe Verdi. L’opera più rappresentata al mondo andrà in scena in una nuova produzione Community News – Modigliani Produzioni, in collaborazione con il Teatro del Giglio di Lucca. Il giorno dopo, lunedì 21 agosto, spazio alle musiche e alle sonorità rock di quattro gruppi provenienti dalla provincia di Grosseto. L’appuntamento, a ingresso gratuito, ha per titolo “Follsonica Big Night” e inizierà alle 19. Una vera e propria maratona all’insegna della musica giovane proposta dalle band Spazio Arte Kidz (gruppo che fa parte dell’omonima scuola di musica), Luoghi Comuni, Quartiere Coffee e I Matti delle Giuncaie. Un caleidoscopio di successi rivisitati e di pezzi inediti che piaceranno ai giovani e non solo. La sera di mercoledì 23 agosto alle 21,30 la grande chiusura del Follonica Summer Festival. Anche in questo caso l’ingresso sarà gratuito e vista la qualità dei personaggi in scena si tratta di un bel regalo per residenti e turisti. A chiudere la kermesse agostana saranno Morgan e Gile Bae, pianista olandese di origine coreana astro nascente della scena pianistica internazionale, i quali si confronteranno sul repertorio bachiano, spaziando anche sulla musica di David Bowie per arrivare ai cavalli di battaglia dello stesso Morgan e del mondo cantautorale italiano. Questi ultimi tre appuntamenti completano il cartellone prestigioso della prima edizione del Follonica Summer Festival che vale la pena riepilogare: 13 agosto “Mammia Mia! Il Musical”, 14 agosto spazio al tradizionale spettacolo pirotecnico ferragostano sul litorale, 15 agosto Max Gazzè, 16 agosto Ermal Meta, 17 agosto “Un Grande Abbraccio” con Paolo Ruffini e i ragazzi della Compagnia livornese Mayor Von Frinzius, 18 agosto Elio e le storie tese, 19 agosto Pucci in recital, 20 agosto La Traviata di Giuseppe Verdi, 21 agosto “Follsonica Big Night”, 22 agosto lo show “Made in internet” con Favij e i Mates, 23 agosto Morgan e Gile Bae. Come si vede il cartellone tiene fede alla filosofia del progetto del Festival realizzato dal direttore artistico Paolo Ruffini: “Il nostro slogan #unPOPertutti si declina in un’occasione culturale e in un programma vario capace di accontentare ogni palato. Ospiti internazionali, grande attenzione per i vari tipi di spettacolo e per la realtà locali”.

I biglietti sono disponibili sul sito: http://www.ticketone.it

Ludovica Virgili

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Grosseto ha ospitato il documentario “Tonino”: il grande protagonista del ‘900 raccontato da Ceccarini e Molinari

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La prima regionale del film documentario “Tonino” è stata presentata mercoledì 12 aprile nella sala conferenze di Clarisse Arte. Il lungo lavoro di ricerca svolto da Daniele Ceccarini e Mario Molinari, è incentrato sulla figura di Tonino Guerra, intellettuale italiano che non deve essere ricordato solo come appendice di Fellini o come poeta dialettale. Viene infatti messa in luce la sua anima profetica che lo spingeva verso la terra, l’amore per l’ambiente e la tutela di quella bellezza ritenuta il vero petrolio del nostro Paese. Basti pensare che mentre l’Italia scopriva il fast food, lui già parlava di slow food e chilometro zero. A presentare la prima proiezione regionale, organizzata da Fondazione Grosseto Cultura, è stato Luca Ceccarelli, che ha introdotto il documentario dialogando con i registi che saranno presenti alla proiezione. “Tonino raccontato dalla voce di chi lo ha conosciuto – spiegano i registi – l’idea del documentario è nata andando nei suoi posti rimanendo affascinati, ed è stato comunque difficile cercare tutto il materiale per realizzare alla perfezione il documentario. Una figura tra le più importanti del ‘900, un poeta, uno sculture, abbiamo quindi cercato, anche un po’ in punta di piedi di ripercorrere quella che era la sua figura non solo di sceneggiatore, ma di artista completo. Possiamo anche dire che raccontarlo è stato una crescita anche per noi”. Nel film sono contenuti i contributi dello scrittore Luis Sepulveda, dei registi Vittorio Taviani e Giuliano Montaldo, del critico d’arte Vittorio Sgarbi, dell’imprenditore Oscar Farinetti e tante altre persone che hanno avuto modo di conoscere Tonino Guerra. L’opera di Ceccarini e Molinari punta a restituire l’essenza dell’attività poliedrica di una persona come Guerra, un lungo viaggio di testimonianze su luoghi e opere, in modo da far emergere l’ampiezza, la profondità e la varietà del suo lavoro. A cinque anni dalla scomparsa di Tonino Guerra ecco un documentario su una delle figure più poetiche che, nelle numerose collaborazioni con il mondo del cinema, ha affiancato il suo nome a quello di grandi registi. Il film è prodotto da Paola Settimini con la collaborazione di Giovanna Servettas.

Ludovica Virgili

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Angelo Fedi: La bicicletta come mezzo per scoprire il territorio più antico della Maremma

 

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“La bicicletta non può salvare il mondo, ma gli automobilisti se vanno piano, magari qualche vita si”. Angelo Fedi, presidente della Fiab Grossetociclabile, racconta come l’associazione cerchi di promuovere costantemente cultura e la buona pratica di un uso abituale della bicicletta in città, come mezzo di trasporto economico ed ecologico. La sicurezza è sempre in primo piano ad ogni incontro, perché purtroppo ancora oggi troppe persone perdono la vita in sella alla bici in città. Saranno tantissime inoltre le iniziative del 2017 per la Fiab di Grosseto, che si confronterà anche con il cicloturismo in Maremma, fonte di ricchezza del nostro territorio.

Cosa è la FIAB?

FIAB onlus è la Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Alla federazione, aderiscono oltre 150 associazioni in tutta Italia. A sua volta, FIAB, aderisce all’ECF (European Cyclist’s Federation) ed è riconosciuta dal Ministero dei Lavori Pubblici tra le “associazioni di comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale”ed individuata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio tra le associazioni di protezione ambientale. FIAB Grossetociclabile nasce come associazione culturale senza fini di lucro a gennaio 2009, raccogliendo esperienze precedenti e passione per la bicicletta di alcuni amici che decidono sia arrivato il momento di parlare con più convinzione, anche a Grosseto, di mobilità ciclistica e di sostenibilità ambientale. FIAB Grossetociclabile, promuove costantemente la cultura e la pratica di un uso abituale della bicicletta quale mezzo di trasporto semplice, economico ed ecologico, in ambito urbano ed extraurbano. Approfittiamo di ogni occasione per sottolineare l’importanza dell’aspetto sicurezza avviando campagne di sensibilizzazione ad una mobilità più attenta e consapevole da parte di tutti gli utenti della strada. La nostra associazione, essendo appunto culturale, non prevede l’agonismo, si occupa di escursioni di cicloturismo, ovvero il riscoprire la storia del territorio ad un passo lento. Abbiamo una sede storica che è presso Tommasini cicli, ma da febbraio abbiamo un punto di incontro in Via Gozzi 24, nella sala comunale di Barbanella, dove tutti i i mercoledì siamo presenti dalle 17.30 alle 20.

Quali saranno le prossime attività della Fiab nel territorio maremmano?

Le attività 2017 saranno divise in due filoni, promozione della bicicletta in ambito urbano e cicloturismo. Per i giovanissimi organizzeremo “Bimbimbici”, quest’anno si svolgerà il 13 maggio, sarà dedicato a Jack Kirby il grande autore di fumetti, e trasmetterà un messaggio accattivante e provocatorio, perché parlerà dei supereroi, e vivendo la città tutti i giorni in bicicletta, posso davvero dire che diventa un gesto da supereroi, quasi eroico, la quotidianità ciclistica in città. La manifestazione si terrà all’interno di una iniziativa del Comune di Grosseto, il “Piazzalibri”, organizzata dalla Biblioteca Chelliana. Riproporremo il “villaggio BIMBIMBICI” in Piazza della Palma con una pedalata il sabato pomeriggio alla scoperta delle peculiarità della città, facendo capire ai bambini ma anche ai genitori, che si può tranquillamente passeggiare con la propria bici in città. Termineremo la giornata con una merenda speciale, la merenda di “Nonna BICI”, a base di prodotti tipici maremmani come la bruschetta con l’olio di Roccastrada ed il pane di Baccinello: tutto ciò anche per valorizzare il territorio. Il 21 maggio ci sarà una pedalata urbana per raccogliere fondi per Emergency; dal 19 al 25 giugno il Cicloraduno nazionale del 7 laghi a Varese, dopo che l’anno scorso era stato organizzato dalla nostra associazione qui a Grosseto insieme a Festambiente, e devo dire che è stata una esperienza veramente esaltante, e anche faticosa per tutti i volontari, con più di 500 persone che hanno partecipato ed hanno potuto conoscere la Maremma. Colgo l’occasione per ringraziare della collaborazione preziosa di Festambiente, Coldiretti, Acquedotto del Fiora e di tutti i Comuni che ci hanno aiutato. Inoltre, il 30 giugno ci sarà la pedalata notturna da Grosseto a Marina di Grosseto con l’arrivo allo stabilimento balneare Capri per la proiezione di un documentario su Paolo Borsellino.

A proposito di questa iniziativa, Grosseto sarà l’unica tappa toscana di una ciclostaffetta molto particolare.

Come sapete, quest’anno ricorre il 25° anniversario della strage di Via D’Amelio in cui persero la vita il Magistrato Paolo Borsellino e cinque degli agenti della scorta. L’associazione culturale L’Orablù di Bollate (MI), con il supporto del Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino, con la collaborazione di FIAB e Radio Popolare e con il sostegno di Coop Lombardia, ha deciso di organizzare una ciclostaffetta che attraverserà tutta la penisola, da Milano a Palermo portando un’Agenda Rossa. Grosseto sarà l’unica tappa di sosta della ciclostaffetta in Toscana, per iniziativa del Gruppo Agostino Catalano – Maremma e grazie al supporto dell’associazione FIAB Grossetociclabile. I ciclisti provenienti da Perugia faranno una tappa di transito a Paganico sabato 1 luglio alle ore 15.30. Sosteranno in piazza della Vittoria accolti in forma istituzionale dal Sindaco. Proseguiranno poi verso Grosseto, dove arriveranno lo stesso sabato verso le ore 17. Subito dopo il loro arrivo in Piazza Duomo, i ciclisti verranno accolti nella Sala Consiliare con una cerimonia alla presenza delle principali autorità civili, religiose e militari della città; a questa cerimonia inviteremo anche i Sindaci dei comuni della provincia di Grosseto, nonché di altri comuni limitrofi. I ciclisti saranno quindi ospitati nella Parrocchia di San Giuseppe, messa a disposizione dal parroco Don Fabio Bertelli. Domenica 2 luglio abbiamo previsto la partenza alla volta di Civitavecchia dal monumento dedicato a tutte le vittime del terrorismo, della mafia, del dovere e di ogni forma di criminalità che si trova alle spalle della Questura, in via Marocco angolo via Repubblica Dominicana.

Crede che il cicloturismo possa avere un risvolto importante per la Maremma?

Io credo proprio di si. In Maremma abbiamo un tesoro, le presenze turistiche sono in constante aumento per le visite delle aree faunistiche e naturalistiche, ma soltanto nei grandi eventi ci rendiamo conto della bellezza della nostra terra. Dobbiamo sicuramente implementare l’offerta turistica, a partire dal ponte sull’Ombrone alla Ciclopista tirrenica. Proprio oggi (venerdì 7 aprile) è stato firmato a Firenze l’accordo tra le Regioni Liguria, Toscana e Lazio, per dare il via ai lavori della Ciclopista Tirrenica, ed a fine aprile verranno circa 50 dirigenti della Fiab ospiti nelle strutture dei campeggi di Orbetello, per conoscere la zona dell’Argentario, che l’anno scorso in occasione del ciclo raduno nazionale non avevano potuto conoscere approfonditamente. Naturalmente vengono per promuovere nella loro associazione il cicloturismo in Maremma, perché è, e deve essere, uno dei nostri punti forti. Il cicloturismo, ha comunque bisogno di infrastrutture, c’è da fare della manutenzione delle strade, delle piste ciclabili. C’è sicuramente ancora tanto da lavorare, ma non è impossibile.

Cosa ne pensa del divieto delle biciclette nel corso di Grosseto?

Ho partecipato ad un incontro con la Polizia Municipale e la precedente Amministrazione, nel 2013. Il codice della strada prevede già che se c’è interferenza tra ciclisti e pedoni, il ciclista deve scendere e portare la bici a mano, altrimenti è passibile di multa. Secondo noi il divieto quindi non serve, serve invece la cultura della tolleranza da parte dei ciclisti che non devono creare problemi ai pedoni. Il divieto è ovviamente legittimo, e quindi va rispettato, anche se penalizzante per tutti i ciclisti, a tutte le ore. Il problema della ciclabilità cittadina comunque non sono i 200 m di divieto sul corso, ma è fuori dalle mura cittadine. Auto veloci, sosta selvaggia, sportelli che si aprono all’improvviso, una viabilità piena zeppa di sensi unici, un vero tranello per i ciclisti. A questo sia aggiunge una manutenzione veramente carente delle poche ciclabili esistenti. Gli stessi abitanti di Grosseto nei quartieri chiedono più sicurezza sulle ciclabili come ad esempio quella di Via Giusti. Purtroppo tutto ha un costo e un peso politico, fino a che non ci sarà una domanda forte verso l’Amministrazione, le buche nella strada verranno sistemate, mentre quelle nelle ciclabili no.

Cosa è per lei la Maremma?

Il mio bis nonno faceva il buttero alla fattoria di Pomonte, quindi sono letteralmente legato dalla mia storia personale alla Maremma. Ripercorrere le strade in cui loro andavano a cavallo è una cosa indescrivibile. Appena posso infatti ci porto volentieri le persone per farli conoscere le nostre tradizioni più antiche, anche se lo dico a malincuore ne abbiamo perse troppe. Ma chi può fare in modo da mantenere le usanze della Maremma merita un applauso.

Cosa è per lei la bicicletta?

La bicicletta è una geniale invenzione, non a caso ne viene data la paternità a Leonardo da Vinci, è un mezzo a misura d’uomo, si muove grazie alla tua forza di volontà e alla tua determinazione. Con una bicicletta si può andare davvero “dove ti porta il cuore”. Senz’altro non salva il mondo, ma aiuta a vedere la vita in un modo diverso, ed anche ad essere un po’ più tolleranti verso il prossimo, insomma, oltre che una compagna d’avventura anche una maestra di vita. E poi fa stare bene, tanto bene.

Ludovica Virgili

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Rita Martini: La regina della cucina maremmana e le sue mille idee per un territorio migliore

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Tre anni fa quando ha iniziato questa sfida televisiva “QB – Quanto Basta per diventare chef”, con un programma di cucina innovativo, non pensava assolutamente che potesse diventare un riferimento per il territorio della Maremma dal punto di vista dell’enogastronomia. Rita Martini, in tre parole chi è? “Prima di tutto sono una mamma” – esordisce fiera Rita sorridente come sempre – “Poi sono una giornalista, piena di entusiasmo con tante idee e che ogni giorno sceglie la Maremma, e che quest’anno compie 40 anni!”. Entrando nel suo studio, dove progetta e nascono milioni di idee, sembra di entrare in un camerino di una diva: la prima cosa che trovo sulla scrivania è uno specchio, caramelle e bustine di thè al limone e zenzero. Insieme a lei mi accoglie anche Andrea Terranzani, conduttore dello straordinario successo “QB – Quanta Basta per diventare chef”.

Come è nata la trasmissione “QB – Quanto Basta per diventare chef”?

E’ nata a quattro mani, io ed Andrea venivamo da un progetto legato alla filiera ittica della Maremma con la Camera di Commercio di Grosseto, dove il punto forte era la ristorazione. Inventammo insieme con il direttore del COAP, Luca Bilotti, un portale della Maremma ed un primo nucleo di video ricette, tutto questo accadeva nel 2013. Nel 2015, terminata l’esperienza alla Camera di Commercio, abbiamo deciso entrambi che non poteva finire la nostra passione per il mondo del cibo. Abbiamo dunque smosso un mondo, quello principalmente del food, e ci siamo detti ma perché non proviamo una esperienza televisiva? Ci siamo imposti di cercare e di realizzare un format ideato per la ristorazione in Maremma, visto che non ci sono dei programmi veri e propri dedicati agli chef nostrani. E’ nata possiamo dire per un colpo di testa, l’idea di mettere insieme uno chef con un personaggio che non sa niente di cucina, ed abbiamo creato un piccolo staff: Antonio Stelli, Dominga Tammone, Massimo Bernacchini, Chiara Beni ed Ugo Martens. Ma il mio pensiero e quello di Andrea va anche a: Andrea Burgio, Federico Giussani, Conte Max, ed alle famiglie che ci hanno ospitato, ovvero la famiglia Speroni, Bianchi e Vasellini. Un grande abbraccio anche a chi ci ha aperto le porte per la prima volta, Priscilla Occhipinti, grandissima amica. C’è da dire anche che abbiamo trovato in Stefano D’Errico, l’appoggio giusto, infatti nell’ottobre del 2015 siamo andati in onda con un salto nel buio completo, ma è andata bene.

Lo scopo principale della cucina secondo te per la Maremma?

Sosteniamo che la cucina è la cultura, l’identità di un territorio, è la prima e più immediata forma di conoscenza di un popolo. Se ci pensiamo bene, quando viaggiamo, cerchiamo il prodotto tipico di quel posto. Credo che il settore del food e del wine, possa aiutare a far conoscere un territorio. La Maremma è una zona straordinaria, ed abbiamo degli chef professionisti incredibili che hanno girato il mondo ma hanno comunque nonostante tutto scelto la Maremma, e rappresentano la Maremma dal ristorante più tipico al pluri stellato. La cucina è sicuramente uno strumento di conoscenza sul quale investire ancora di più.

Cosa è per te la Maremma?

E’ il luogo dove ogni giorno scelgo di vivere, anche se non sempre è stato facile, lo difendo e difendo anche la mia scelta di abitarci. La mia opinione è che è la terra delle meraviglie ma, una volta detto, mi piacerebbe che fosse anche un territorio dove ci sono opportunità professionali, tante, nuove, per i giovani, per chi ha studiato, per chi è professionalmente preparato. Dobbiamo essere bravi a poter contribuire a creare occasioni dandoci veramente dentro. Il mio grande sogno è quello di creare progetti condivisi e che possano essere opportunità anche sperimentando strade innovative, perchè no?

Progetti futuri? Vedremo ancora QB?

QB andrà avanti senza dubbio, con tante novità. Infatti, già da questa estate abbiamo cercato di alzare l’asticella, con un primo spettacolo di cucina itinerante. Ho capito che questa è la strada che voglio compiere nella mia seconda parte di carriera professionale: nasco come giornalista di cronaca, quindi è stata una grande ma bella sfida anche per me mettermi in gioco. Andrea, nasce informatico, ma io avevo già notato che era abile e con grandi potenzialità nella conduzione, perché è comunque una personalità nuova nel campo della televisione, un giovane molto preparato con un bellissimo futuro in questo settore.

Abbiamo visto anche te ai fornelli. Sei brava in cucina?

Il personaggio televisivo non sa cucinare, in privato non si sa! Diciamo che sono più brava a far cucinare gli altri, però mi piace tanto inventare. Ma se sono invitata a cena preferisco e sono più felice.

Il piatto preferito di te ed Andrea?

Rita: Sono ghiotta di salumi e formaggi locali, ma adoro anche i piatti a base di verdure.

Andrea: Che domande! I tortelli maremmani al sugo di carne.

Ai vostri straordinari chef volete dire qualcosa?

Sono la nostra più grande ricchezza, e noi ogni giorno di questo percorso abbiamo pensato di creare un format per dare visibilità ed importanza ad un comparto della ristorazione maremmana unica e professionale. Noi ci siamo veramente, oggi per noi la cucina è un nuovo modo di stare insieme: per condividere esperienze, in cucina ci diamo del tu, è tutto più intimo, ma soprattutto cuciniamo il cibo che ci nutre per le persone più care alle quali vogliamo bene, richiede attenzione e cura nel prepararlo. Riteniamo infatti che l’arte del cucinare sia una vera e grande forma d’amore.

Vi sentite di ringraziare qualcuno?

Rita: Devo ringraziare così tante persone, chi mi è stato vicino, chi mi ha sostenuto, la mia famiglia, quegli affetti che cerco di tenere lontana dai riflettori ma che per me sono la molla quotidiana per il mio lavoro. Tra questi c’è proprio Andrea che si è messo in gioco insieme a me e che ci ha creduto anche nei momenti difficili che certamente non sono finiti ma che in due si affrontano meglio. Ringrazio le persone che hanno creduto in me, il mio staff e soprattutto la gente che ci ha davvero sorpreso puntata dopo puntata con tanto affetto. Le persone si fidelizzavano al programma, ci chiamavano per darci numerosi consigli, e ci siamo resi conto che la partecipazione che c’è stata era veramente una cosa incredibile. Ne siamo orgogliosi e vi ringraziamo di cuore.

Andrea: Io devo ringraziare Rita, perché principalmente ha creduto in me, lanciandomi nel mondo della televisione, prendendosi un grande rischio anche lei per la sua carriera professionale. E poi.. come sempre, ha già detto tutto lei.

Ludovica Virgili

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Foto di: Ugo Martens e Federico Giussani

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Un ritmo che conquista il cuore: nasce il gemellaggio tra Grosseto e Brasile delle percussioni

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Tantissime novità alla sale prova del Centro Musicale Rockland di Grosseto. E’ nata una bellissima collaborazione tra Emanuele Pellegrini, musicista percussionista e Lenynha Oliveira una percussionista brasiliana, che ha iniziato a frequentare la Maremma regalando dei bellissimi momenti musicali. Ma scopriamo meglio i protagonisti del video che è uscito dove si esibiscono nel loro magico talento. Emanuele Pellegrini, nato nel 1982, originario di Chianciano Terme, è musicista diplomato in percussioni presso il conservatorio F. Morlacchi di Perugia. Si è trasferito a Grosseto nello scorso aprile, e collabora con “Musica da Ripostiglio”, ma ha avuto molte esperienze anche come percussionista classico: orchestra sinfonica Toscanini, nell opera, orchestra del Teatro Regio di Parma, gruppi di percussioni contemporanee ,formazioni jazz -rock, insomma un po’ di tutto. Questo video è stato realizzato insieme a Lenynha Oliveira una percussionista brasiliana di San Paolo, originaria di Salvador de Bahia, endorser CONTEMPORÂNEA, un famosissimo marchio di percussioni brasiliane, che ha collaborato insieme alla scuola musicale Rockland di Grosseto al video. Inoltre, hanno collaborato alla realizzazione anche Simone Salvatore e Fernando Bussi, ovviamente insieme anche a Davide Braglia. Tutto è nato come un desiderio di Emanuele per fermare questo speciale feeling musicale con Lenynha. “La musica oggi ha perso un po’ di anima, si guarda alla tecnica, all’estetica ma poco a quello che per me in sostanza è la musica – ha raccontato Emanuele Pellegrini – condivisione e comunicazione, che va oltre al suonare. L’ interazione che c’è infatti tra due o più persone che suonano insieme, può essere usata come esempio per tutti i rapporti con gli altri, in tutti i campi, nella quotidianità della vita”. Questa collaborazione è il punto zero, l’inizio di una longeva collaborazione che faccia da ponte tra Italia e Brasile per riuscire ad instaurare con il tempo una sorta di gemellaggio con cadenza annuale tra i due paesi.

Qui i link dei canali YouTube:

https://www.youtube.com/user/pellegriniemanuele

https://www.youtube.com/channel/UC1IqiI8eGnDDvYfH_2HM3PQ

Ludovica Virgili

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Un profondo conoscitore della storia del vino e la sua passione per la Maremma: Antonio Stelli

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L’Associazione Italiana Sommelier, in ambito nazionale, nei suoi oltre cinquant’anni di vita ha fatto molto per valorizzare e comunicare il vino. Il compito dell’Associazione, è quello di far conoscere al consumatore il vino attraverso i tanti corsi organizzati, raccontandolo, cercando di trasferire emozioni alla clientela. Attraverso le parole dei sommelier, sono riusciti a far scoprire un mondo fatto da uomini animati da passione e competenza come i tanti produttori della nostra regione. Delegato di Grosseto è Antonio Stelli, sommelier dal 2003, che cerca di diffondere con tutta la sua passione, l’amore per il vino e per la Maremma, regalando sempre delle bellissime emozioni e serate di degustazioni in giro per i locali del territorio.

Come si diventa Sommelier Ais?

Facendo un percorso che definisco affascinante. Il corso è suddiviso in tre livelli. Nel primo livello, si scopre il dialogo con il vino, il saper ascoltare attraverso una profonda analisi sensoriale e soprattutto con il cuore, a partire dalla corretta temperatura di servizio dei vini fino all’organizzazione e alla gestione della cantina. Nel secondo livello, c’è il viaggio nella esplorazione del vino e porta alla conoscenza della produzione italiana e straniera, con particolare attenzione al legame indissolubile con il territorio, inoltre si perfeziona anche la tecnica della degustazione del vino, determinante per poterne apprezzare ogni sfumatura sensoriale e, in particolare, per esprimere un giudizio sulla sua qualità. Nel terzo livello, si completa la professionalità del sommelier con l’abbinamento del cibo al vino, una ricerca di equilibrio ed armonia. In totale abbiamo 44 lezioni, dove al termine dell’intero percorso formativo è previsto un esame di abilitazione, superando il quale si consegue il titolo di Sommelier AIS. Nella Delegazione di Grosseto, abbiamo all’incirca 300 soci, suddivisi in professionalizzanti ed in fase di professionalizzazione. Nel 2016, è stato possibile organizzare sei livelli, compreso uno anche a Pitigliano.

Come è nata questa sua passione?

Nasce dalla mia personalità. Sono una persona precisa, che chiedo tanto a me stesso,ma anche romantica ed attenta ai dettagli e questo mio carattere l’ho rivisto in una sala di ristorante. In un locale, la figura del sommelier è impeccabile ed elegante. Dal 2003 sono diplomato e degustatore ufficiale, relatore dei corsi e master class. Ma ho tempo anche per occuparmi di sigari ed acque minerali.

Come si trova in televisione nella trasmissione “Quanta Basta”?

Benissimo. E’ un ambiente gioioso, professionale ed è stata per me una bella scoperta. Diventare un componente di una trasmissione televisiva è anche difficile, perché non è facile proporsi, parlare, soprattutto dare la giusta impostazione per la figura professionale che ricopro.

Cosa significa degustare?

Significa emozionarsi ogni volta con serietà, professionalità, addentrandosi crescendo attraverso le parole del vino. Si conoscono luoghi e storia, tradizioni. Attraverso il vino, si possono capire gli andamenti climatici attuali, la qualità ambientale, l’età dei vigneti. Bisogna però credo essere molto umili, ascoltare spesso in modo impegnato, ma ci vogliono anche grandi silenzi ed attenzione.

L’Ais è comunque al fianco di tanti eventi.

L’attenzione verso il territorio maremmano è massima. Un territorio che è vocato dal punto di vista agroalimentare, ed il vino è il re di questi luoghi stupendi, come le persone che lo producono sono dei veri professionisti. La presenza di sommelier a questi eventi, tiene alta quell’attenzione massima verso la Maremma in tutte le sue espressioni, artistiche, culturali e musicali. Credo dunque, che sia indispensabile questa sinergia per promuovere la Maremma.

Ci saranno altri corsi?

In partenza il 20 febbraio, il corso di primo livello, che sarà presentato il 6 febbraio prossimo alle ore 17,30 presso l’Hotel Granduca a Grosseto, sede Ais. Ricordo che sono tutti invitati a partecipare, perché tutti possono fare un corso per diventare sommelier.

Che collaborazioni esistono tra i ristoratori e gli agricoltori?

La figura del sommelier, oltre che essere un comunicatore ed un ambasciatore delle eccellenze e coordinatore anche della sala ristorante, deve proporre con attenzione ed educazione, senza mai insistere, gli abbinamenti possibili con il cibo ed il vino. E’ sicuramente un promotore del territorio e delle produzioni agricole di quel luogo d’origine, quindi non solo enologico ma anche agroalimentare. Sono comunque molto cambiati i tempi per i sommelier, non siamo solo figure “elitarie” come poteva accadere una volta. Ora c’è grande richiesta di questa figura per sapere sempre di più, c’è comunque una cultura diversa del cibo e del vino in generale. Anche la clientela è diventata molto più esigente ed ha una cultura profonda per queste materie. Credo che andare in un ristorante è avere anche una esperienza, dalla gestualità alla accoglienza, è un percorso sensoriale di scoperta che nasconde dietro nuovi sapori ed abbinamenti particolari.

Ha qualche sogno nel cassetto?

Ho il sogno di realizzare una manifestazione come anteprima dei vini della Maremma Toscana, in sinergia con tutte le denominazioni, per dare una identità unica alla Maremma.

Cosa è per Lei la Maremma?

E’ la mia terra, un posto straordinario che vorrei vedere splendere perché se lo merita veramente. Per i suoi paesaggi, le produzioni, per le persone che ci abitano. Vorrei, perché secondo me mancano ancora alcune sinergie che la potrebbero veramente far diventare una perla nel mondo.

Ludovica Virgili

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